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Per raccogliere fondi a favore della campagna Artists’ Film Italia Recovery Fund a sostegno della produzione di opere video originali di giovani artisti italiani, Lo schermo dell’arte organizza tre appuntamenti con film d’artista proposti in esclusiva streaming nella nuova sala virtuale Più Compagnia di Fondazione Sistema Toscana e Regione Toscana.

Ogni proiezione sarà seguita da una conversazione con l’autore.

I film in streaming saranno visibili solo dall’Italia.

Per vedere i film occorre fare una donazione (minimo 5€ a proiezione) sulla campagna Artists’ Film Italia Recovery Fund.

La donazione, da effettuarsi A QUESTO LINK fino a due ore dopo l’orario di inizio dello spettacolo, permette di ricevere via email il codice biglietto con cui si potrà accedere al proprio posto in sala virtuale.

Il film sarà disponibile per la visione sulla piattaforma per 24 ore dall’orario di inizio indicato (fino alle ore 21:00 del giorno dopo).

FILM IN STREAMING

Giovedì 28 maggio
Station to Station

di Doug Aitken, Stati Uniti, 2014, 71′
in collaborazione con Wanted Cinema
Dopo il film ci sarà una conversazione tra l’artista e il curatore Leonardo Bigazzi

Primo lungometraggio realizzato dall’artista americano Doug Aitken, Leone d’oro della Biennale di Venezia nel 1999, il film racconta il viaggio per 4000 miglia da New York a San Francisco su un treno concepito come una “scultura cinetica di luce”. 62 ritratti, di 1 minuto ciascuno, che raccontano l’esperienza di viaggio di una comunità di creativi tra happening, concerti improvvisati e interventi site specific lungo la strada. Un film che esplora gli infiniti linguaggi della creatività contemporanea e il significato stesso del fare arte. Station to Station è un progetto live in continua evoluzione che esplora le varie forme della creatività.

Giovedì 4 giugno
Where is Rocky II?

di Pierre Bismuth, Regno Unito, Stati Uniti, 2016, 90’
in collaborazione con In Between Art Film e Vivo Film
Dopo il film sarà disponibile un’intervista all’autore realizzata da Lo schermo dell’arte in occasione dell’anteprima italiana del film nel 2016

Un investigatore privato, un’opera d’arte introvabile e un’avvincente storia di fiction cinematografica, costituiscono il plot di questo geniale film dell’artista francese Pierre Bismuth. Tutto ha inizio dopo la scoperta da parte dello stesso Bismuth di un filmato del 1979 in cui si vede l’artista americano Ed Ruscha collocare una roccia artificiale da lui realizzata nel deserto del Mojave, in California. Parafrasando il celebre film con Stallone, la scultura venne chiamata Rocky II. Intenzionato a ritrovare quel masso celato per quasi quarant’anni, Bismuth assume un investigatore privato che intraprende una minuziosa ricerca che prende inizio dall’ambiente artistico californiano vicino a Ruscha. Parallelamente Bismuth coinvolge nel suo progetto artistico-cinematografico anche due celebri sceneggiatori di Hollywood al fine di scrivere un soggetto per il cinema. Where is Rocky II? intreccia documentario e fiction e indaga il rapporto sfuggente che nel cinema esiste tra la realtà e la sua ricostruzione.

Giovedì 11 giugno
Looking for Oum Kulthum

di Shirin Neshat, Germania, Austria, Italia, Libano, Qatar, 2017, 90’
in collaborazione con In Between Art Film e Vivo Film
Dopo la proiezione sarà disponibile una conversazione, realizzata per l’occasione, tra l’artista Shirin Neshat e Leonardo Bigazzi, curatore de Lo schermo dell’arte

Shirin Neshat torna, dopo l’acclamato Women Without Men a parlare della condizione femminile e a raccontare il suo Iran dalla parte delle donne. Mitra, regista iraniana in esilio, lavora al progetto dei suoi sogni: realizzare un film sulla vita della leggendaria cantante egiziana Oum Kulthum (1904-1975), la cui musica e straordinaria personalità sono state e continuano ancora oggi a essere amate da milioni di musulmani. Ma più Mitra si rende conto delle difficoltà affrontate dalla diva in quanto artista donna in una società dominata dagli uomini, più la sua battaglia personale si intreccia con quella della cantante, venendosi a trovare così sull’orlo di una crisi.
In questo suo nuovo lavoro costruito come un film nel film, Neshat dimostra ancora una volta la grande forza del suo sguardo che le permette di passare dal film all’opera, dalla foto all’installazione.

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