Vivian's Garden
di Rosalind Nashashibi, Regno Unito 2017, 29'

RIPRESE: Rosalind Nashashib, Emma Dalesman 

  SUONO: Philippe Ciompi 
FOTOGRAFIA: Emma Dalesman    PRODUTTORE: Kate Parker 
MONTAGGIO: Rosalind Nashashib, Lucy Harris    DISTRIBUZIONE: LUX, Londra 

Schermo dell'Arte - Archivio Film
  Presentato allo Schermo dell'arte 2017

Vivian Suter e sua madre Elisabeth Wild sono due artiste svizzero-austriache che vivono insieme a Panajachel, Guatemala, in un ambiente molto speciale, una tenuta acquistata negli anni ’80 che in precedenza era un’azienda agricola per la coltivazione di caffe. La bellissima abitazione che sorge al centro di un lussureggiante giardino tropicale comprende una serie di studi dove Vivian ed Elisabeth lavorano alle loro opere, ed è condivisa con i loro quattro cani e altri inquilini, alcuni abitanti Maya che aiutano le due artiste come guardiani. Elisabeth, che ha piu di novant’anni, e Vivian, che ne ha sessanta, vivono molto legate l’una all’altra in una dinamica familiare mutevole che sembra talvolta scambiare i ruoli della madre con quello della figlia.
La macchina da presa 16mm di Rosalind Nashashibi sembra quasi entrare in simbiosi con la vita delle due donne attraverso inquadrature ravvicinate, talvolta furtive, in grado di carpire l’intimità di quel luogo appartato e segreto: uno sguardo alla quotidianità di due artiste che vivono in completa armonia con un luogo lontanissimo dal loro paese di origine. 
 
Rosalind Nashashibi 
Nata nel 1973 a Croydon, vive e lavora a Londra. Il suo lavoro consiste in film 16mm e più raramente ha realizzato foto e dipinti. Tra le sue personali si ricordano quelle della galleria Murray Guy di New York (2016); dell’Imperial War Museum di Londra, (2015) e quella da Objectif Exhibitions, Anversa (2013). Ha esposto a Manifesta 7, alla Triennale Nordica e a Sharjah 10. Ha rappresentato la Scozia alla 52esima Biennale di Venezia. È una degli assegnatari del Paul Hamlyn Award per gli artisti, e nel 2003 fu la prima donna a vincere il Becks Future Prize. Quest’anno ha partecipato a documenta 14 ad Atene e Kassel ed è stata nominata per il Turner Prize 2017. 
 
 
 
 

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