Focus on Hassan Khan
di Hassan Khan, 2017, '


Schermo dell'Arte - Archivio Film
 
Hassan Khan è artista, musicista e scrittore. Vive e lavora al Cairo. Le sue performances si sono tenute nei piu importanti musei, festival musicali e istituzioni quali il Louvre a Parigi, il Guggenheim a New York, l’IN TON AL Music Festival a Malmo, la Whitechapel a Londra e il MaerzMusik Festival a Berlino. Ha pubblicato testi in arabo e in inglese tra i quali Nine Lessons Learned from Sherif El-Azma (Cairo 2009) e Twelve Clues (Mousse Publishing 2016), suo primo romanzo breve shi-fi.
Nel 2017 ha vinto il Leone d’argento per il miglior artista emergente della 57esima Biennale, dove al Giardino delle Vergini ha esposto l’installazione sonora Composition for a Public Park 2013/2017. Tra le sue piu recenti personali si ricordano quelle del Beirut Art Center (2016), del Museum of Modern Art MMK (Francoforte 2015), del Downtown Contemporary Arts Festival (Cairo 2015), del SALT (Istanbul 2012). Ha partecipato a numerose biennali e mostre internazionali tra le quali la Biennale di Montreal (2016), la Biennale di Sharjah (2015), la Biennale di Liverpool (2014), la Triennale del New Museum di New York (2012) e dOCUMENTA 13 (2012). 
 

 

Film presentati allo Schermo dell'arte Film Festival 2017

 
Jewel, 2010, 6’30’’ 
Film 35mm trasferito in video Full HD, sonoro 
musica originale: Hassan Khan con Ahmed Mahamed Abd El Rahman, Shehta Abd El Aziz 
direttore della fotografia: Marwan Saber scenografia Hussein Baydoun 
produttore esecutivo: Nadine Khan luci Hany Zaneyta production manager Mohamed Saad 
arrangiamento: Walid Mostafa, Hassan Khan ingegnere del suono Bassem Shahine 
musica registrata a El Araby Music 
 
L’ispirazione per quest’opera, girata originariamente in 35mm e poi trasferita in video HD, deriva da un veloce momento catturato per strada nel quale due uomini danzavano davanti a un amplificatore dove erano attaccate alcune luci intermittenti.
All’inizio di Jewel luci misteriose emanano da un pesce che nuota nelle acque profonde di un mare nero. Queste si trasformano in luci artificiali inserite su uno speaker rotante attorno al quale ballano due uomini. La musica che accompagna l’opera, composta dall’artista, non è solo quella che i due personaggi stanno ballando, ma è anche, forse, ciò che essi stessi sono, producono. Spazio di una storia occasionale o mutamento culturale? 
 
 
Muslimgauze R.I.P., 2010, 8’07’’ 
video HD trasferito su Blu-Ray, sonoro 
con: Žan Malnar fotografia Alioša Korencan 
set design: Jernej Trampuž operatore steadycam Alioša Korencan 
sonoro: Matijaž Zdešaa 
produttore: Miha Knific 
commissionato da: Manifesta 8, Region of Murgia 
 
Realizzato per Manifesta 8 e girato a Lubiana, il video è ambientato nel 1982 a Manchester. Un ragazzino esplora lo spazio di un modesto appartamento di un anonimo caseggiato toccando i mobili e gli oggetti che lo circondano. Apre e chiude cassetti tirando fuori ciò che vi è contenuto, fa muovere le ante cigolanti di un armadio, sulla moquette rovescia un vasetto pieno di perline di vetro, fa girare piu volte una moneta su un tavolo, si siede e si rialza, si affaccia alla finestra. Il film sorprende soprattutto per il contrasto tra l’accumulazione silenziosa, quasi perturbante, di questi oggetti banali, e la violenza dei suoni prodotti dalle porte, i cassetti e i diversi oggetti nelle mani del bambino. 
Muslimgauze, gioco di parole tra muslin (un tipo di velo) e muslim (musulmano), è lo pseudonimo del musicista sperimentale Byrn Jones, nato e vissuto a Manchester, che negli anni ’80 ha prodotto album i cui titoli e sonorita erano dirette allusioni alla situazione politica del Medio Oriente dove non era mai stato. Ispirandosi alla sua figura, Khan costruisce uno scenario fortemente allusivo: da una parte il riferimento ad un musicista la cui appropriazione di politiche radicali di altri luoghi e forse un potente commento alla propria condizione locale; dall’altra un ragazzino sperimenta in dettaglio un tipico ambiente della classe media inglese. Un film spettrale nel quale Khan mette in scena il conservatorismo del Regno Unito sotto la Thatcher come condizione domestica. 
 
 
Blind Ambition, 2012, 45’ 
b/n, doppiaggio e sincronizzazione delle voci 
video HD filmato con un telefono Samsung Galaxy SII 
con: Ahmed Mowafy, Amr Mido, Dalia Kholeif, Saed El Shafei, Gamal Ibrahim, Tarek Hussein, Ahmed Khidr, Hassan Mohamed Hassan, Mohamed Hedayet, Omnia Mohamed, Sarah Naguib, Hossam Aymen, Ibrahim Fathy, Ibrahim Hamed, Mohamed Gamal, Omar Gamal, Shady Ahmed, Ahmed Fathy, Ahmed Saed, Khaled Nabil, Magdy Fady, Mohamed Rageh, Mahmoud Hussein, Danny, Mohamed Abo Taleb, Mohamed Aly, Khaled Khalil 
riprese e montaggio: Hassan Khan assistente alla regia Aida El Kashef 
produttore esecutivo: Yahia Zakaria intervalli Ayman El Nokaly 
manager di produzione: Ahmed Abdallah doppiaggio Neo Sound 
commissionato da: dOCUMENTA(13) 
prodotto da: Galerie Chantal Crousel con la partecipazione di YATF (Young Arab Theater Fund) 
 
Girato al Cairo con un cellulare, Blind Ambition è composto da nove differenti momenti che catturano in modo apparentemente casuale le conversazioni di uomini e donne, interpretati da attori, che si muovono in un contesto urbano assai concitato. Questi episodi sono stati sviluppati con gli attori e successivamente inseriti in situazioni di vita reale dove sono stati filmati. Scene di ingorgo di traffico inframezzano i nove brevi episodi: l’ora di punta a Ramses Square, un affollato shopping mall, l’interno di un mezzo di trasporto pubblico, ecc. Se all’inizio il video sembra restituire un’immagine verosimile della citta e dei suoi abitanti, ben presto lo spettatore comprende che il lavoro di Khan e assai piu complesso. Nella banalità e diversità dei temi, i dialoghi che si svolgono quasi a ritornello, mostrano piu o meno evidenti semi di conflitto.
I personaggi comunicano fra di loro in loop, cercando soluzioni e forse piccoli trionfi senza mai raggiungerli. In parallelo la parte visiva, grazie all’uso del cellulare che permette movimenti assai rapidi delle riprese, sembra guidare lo spettatore a partecipare alle vicende narrate avvicinandosi ai soggetti per poi distaccarsi da questi come a perdere improvvisamente interesse al dialogo che presto svanisce. Il parlato registrato separatamente in studio è stato aggiunto alle immagini al momento del montaggio eliminando ogni rumore di fondo. Con un effetto straniante il film scorre così tra le vene di una città congestionata. 
 

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