Putinís Happy
di Jeremy Deller, Regno Unito 2019, 48'
RIPRESE: 

Jack Cocker, Jeremy Deller, Jared Schiller

  LINGUA: VO: inglese; ST: italiano
MONTAGGIO: 

John McAvoy

  PRODUTTORE: 

steirischer herbst ’19


   

Schermo dell'Arte - Archivio Film  La Brexit è un tema che ha spaccato in due il Regno Unito, sia nel suo parlamento che nelle sue strade. Tra gennaio e marzo del 2019, Jeremy Deller, che aveva già affrontato l’argomento nel 2017 stampando delle magliette recanti la frase “Fuck Brexit”, ha filmato e intervistato numerosi manifestanti, sia pro che anti Brexit, riuniti nei pressi di Parliament Square a Londra. Vediamo quindi due mondi opposti convivere a pochi metri di distanza gli uni dagli altri. Ma l’attenzione dell’artista è soprattutto concentrata su coloro che sono a favore dell’uscita del paese dall’Unione Europea, e che si sentono traditi dalla classe politica britannica che ne sta rallentando significativamente la messa in atto. Seppur sotto diverse bandiere, movimenti, idee, i pro Brexit sono uniti da un voto e dalla convinzione che la Gran Bretagna sia più forte fuori dall’Europa. Isolando alcune immagini e analizzandole con delle didascalie, Deller decifra i simboli e, con la consueta acutezza, interpreta il linguaggio dei movimenti di stampo nazionalista che negli ultimi anni hanno preso piede non solo in Europa, ma nel mondo intero. A proposito di questo suo ultimo lavoro video, l’artista ha dichiarato: “È stato descritto come ‘deprimente’ e lo prenderò come un complimento”. 
 
Jeremy Deller:
 
L’artista britannico Jeremy Deller, formatosi come storico dell’arte, ha sviluppato attraverso il video, l’installazione e la performance una ricerca incentrata sulla cultura popolare e folk, sviluppando una narrativa ironica sospesa tra attualità e finzione, reale e immaginario. L’artista è soprattutto interessato ai meccanismi su cui sono strutturate le società contemporanee e alle disparate esperienze e relazioni degli individui che ne fanno parte. La forza del suo lavoro risiede nella capacità di utilizzare in maniera critica gli stereotipi diffusi nella società, specialmente quelli legati ai poteri politici, economici e religiosi. Vincitore del Turner Prize nel 2004, tra le sue mostre personali: Sacrilege, Fondazione Nicola Trussardi, Milano (2018); English Magic, British Pavilion, 55esima Biennale di Venezia (2013); Joy in People, Hayward Gallery, Londra (2012); It Is What It Is: Conversations About Iraq, Creative Time and New Museum, New York, Hammer Museum,
Los Angeles, e Museum of Contemporary Art Chicago (2009); Procession, Cornerhouse, Manchester (2009); D’une révolution à l’autre. Carte blanche à Jeremy Deller, Palais de Tokyo, Parigi (2008).

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