Proteste in mandarino, parole che raccontano una storia in arabo, una coppia che rievoca un mito in inglese: ciò che si ascolta e ciò cui viene attribuito significato in queste connessioni di natura migratoria e affettiva. Le immagini eterogenee e il paesaggio sonoro multiforme sono permeate dal desiderio profondo dell’artista di riscoprire il linguaggio nelle sue forme più originarie e incarnate, rivelando al tempo stesso la persistenza e le fragilità della comunicazione attraverso le geografie, e il ruolo fondamentale, seppur imperfetto, della traduzione come atto di connessione. Shen utilizza in particolare l’albero come metafora viva di questi “ecosistemi del linguaggio”. Immagini di corteccia, rami, ceppi in fiamme e pareti in legno attraversano il cortometraggio, mostrando come il linguaggio, proprio come un albero, cresca, si trasformi e custodisca la memoria.