Sulle rive del fiume Congo, nella seconda più grande foresta pluviale del mondo, si trovano i resti della stazione di ricerca INERA di Yangambi, uno dei più grandi centri di ricerca agricola tropicale impiantati dall’Occidente. Oggi è un intrico di giungla e rovine che ancora pongono interrogativi sul potere e sull’accesso alla conoscenza.
Basandosi su ricerche degli anni Trenta, in questo suo avvincente primo lungometraggio, il fotografo e artista Sammy Baloji racconta lo stigma della distruzione ecologica iniziata al tempo della colonizzazione belga, attraverso le voci di due scienziati emblematici e semi sconosciuti che lavorarono a Yangambi tra il 1910 e il 1950: Paul Panda Farnana, agronomo congolese, primo funzionario coloniale africano, e il funzionario coloniale belga Abiron Beirnaert.
Baloji ci invita ad abbandonare il nostro approccio antropocentrico al cambiamento climatico dando voce, in una sorta di monologo interiore, ad un vecchio albero, testimone di decenni di storia, offrendo così uno sguardo affascinante su come l’estrazione possa assumere molteplici forme anche nel contesto della sostenibilità.