Il 28 ottobre 2015, durante quella che è stata definita la “lunga estate delle migrazioni”, un’imbarcazione con oltre 300 persone a bordo partita dalla Turchia naufraga in acque internazionali, al largo dell’isola greca di Lesbo, causando la morte di almeno 43 persone. Tra i sopravvissuti c’è l’artista Amel Alzakout, che riprende il viaggio e il naufragio con una videocamera impermeabile fissata al polso. Quelle immagini diventeranno poi la base del suo film Purple Sea (Germania, 2020, 67’).
In collaborazione con Alzakout, Forensic Architecture ricostruisce l’intero percorso della barca, il naufragio e le operazioni di salvataggio che ne seguirono. Alternando le riprese di Alzakout a fonti diverse – tra cui video realizzati da attivisti, dalla stampa e dalla guardia costiera greca, filmati termici a lunga distanza dell’artista Richard Mosse e dati meteorologici – il collettivo analizza lo svolgersi degli eventi, le azioni e le interazioni dei soggetti coinvolti: trafficanti, migranti, soccorritori, guardia costiera, agenti Frontex, attivisti, pescatori e ONG.
L’indagine consente così di rispondere alla domanda “cosa è successo”, di individuare possibili responsabilità e di far emergere le complesse dinamiche politiche che segnano ancora oggi le migrazioni.