VISIO Production Fund 2025/2026
Olukemi Lijadu
Rafik Greiss
Maxime Jean-Baptiste
Maxime è il vincitore del contributo di €5,000 messo a disposizione da Human Company, storica impresa e punto di riferimento in Italia nel settore dell’ospitalità open-air.
Sister Sister
di Olukemi Lijadu
co-prodotto con Frac Bretagne
Sister Sister approfondisce una riflessione sul significato della perdita e su ciò che continua ad esistere quando la metà di un’unione cosmica viene a mancare. Ispirandosi alla concezione yoruba del dualismo complementare, secondo cui il mondo immateriale (incluso quello spirituale) è tanto reale quanto quello materiale, il film racconta il profondo legame tra le zie dell’artista, le Lijadu Sisters. Musiciste pionieristiche e sacerdotesse Ifá, le due sorelle incarnavano questa duplice dimensione. Nel pieno della loro carriera furono la prima band femminile dell’Africa occidentale a raggiungere una notorietà internazionale, prima di trasferirsi ad Harlem. Crescendo, Olukemi Lijadu ha trovato nelle sue zie una fonte di ispirazione e sicurezza. Sister Sister rende omaggio al loro coraggio, alla loro casa e alla cura reciproca.
Untitled
di Rafik Greus
co-prodotto con KW Institute for Contemporary Art, Kunsthalle Bern e Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci
Concepito come un saggio cinematografico, il film di Greiss si sviluppa per frammenti, accelerazioni, pause e ritorni. Vagando per il Cairo, Alessandria, il Deserto Occidentale e altri luoghi, l’opera attraversa paesaggi onirici, riflettendo sui modi in cui il tempo e la memoria si sedimentano, su chi abbia la possibilità di testimoniare e ricordare e su come la storia si forma oscillando tra realtà e finzione.
It Would Be Alright
di Maxime Jean-Baptiste
co-prodotto da Batalha Centro de Cinema, Fondazione In Between Art Film, Escautville e Biennale de Lyon
It Would Be Alright nasce da un’esperienza vissuta dall’artista come comparsa sul set di un adattamento televisivo de I miserabili di Victor Hugo. Scritturato per interpretare uno schiavo a bordo di una replica di nave storica, Jean-Baptiste fu sottoposto a un trattamento aggressivo da parte di altri attori durante le riprese, un’esperienza che lo spinse ad abbandonare il progetto. Anni dopo,rivisita questa esperienza in un cortometraggio di finzione ambientato durante una sessione di casting. Il film segue Camille, personaggio ispirato allo stesso Jean-Baptiste, il cui monologo all’audizione espone la violenza e le dinamiche di potere del processo di casting, mettendo in discussione i meccanismi del cinema e l’impatto che il rievocare storie violente ha sui corpi neri.
