ARTISTS’ FILM ITALIA RECOVERY FUND

#ARTISTSCANTWAIT


GLI ARTISTI ITALIANI HANNO BISOGNO DI NOI

Artists’ Film Italia Recovery Fund è un progetto promosso dallo Schermo dell’arte e ideato e curato da Leonardo Bigazzi, per sostenere giovani artisti italiani attraverso la produzione di opere video originali.

L’Italia è uno dei paesi più colpiti dalla pandemia causata dal COVID-19 e il suo settore culturale è in piena emergenza. Non sono ancora stati definiti un programma pubblico di sostegno agli artisti o fondi straordinari destinati alle istituzioni di arte contemporanea. E mentre in molti altri paesi europei si moltiplicano le iniziative pubbliche e private di supporto economico agli artisti, l’Italia è ancora ferma.

Lo schermo dell’arte si è fatto promotore di una rete solidale di persone e istituzioni per sostenere, attraverso una campagna di raccolta fondi, la produzione di opere video originali di giovani artisti italiani.

Il 100% dei fondi raccolti saranno assegnati, attraverso un bando pubblico, a giovani artisti italiani che hanno visto i propri progetti interrompersi a causa della crisi. Un’edizione di ciascuna delle opere video prodotte grazie a questa campagna sarà donata alla collezione permanente della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Una scelta che, oltre a incrementare il patrimonio pubblico italiano, supporta un’istituzione del territorio con il più alto numero di vittime causate dal virus nel nostro paese.

Da sempre lo sguardo degli artisti ci ha aiutato a documentare e comprendere i momenti più complessi dell’esperienza umana. In queste settimane gli artisti hanno condiviso le loro opere gratuitamente in streaming, le hanno donate per le raccolte fondi e hanno contribuito alla programmazione digitale delle nostre istituzioni. Non possiamo più solamente chiedere, è arrivato il momento di sostenerli.

PERCHÉ È IMPORTANTE SOSTENERE GLI ARTISTI?

L’arte è valore fondante della nostra identità, testimonianza irrinunciabile del presente e parte vitale della nostra economia. In Italia le imprese culturali e creative producono il 10,1% del PIL e occupano il 10,3% della popolazione. Musei, festival e cinema senza gli artisti sarebbero privi di contenuti. Le loro opere in questi mesi di isolamento ci hanno confortato e sostenuto. Abbiamo capito che senza l’arte si può sopravvivere, ma non si vive. Perché l’arte nutre l’anima.

Gli artisti in Italia sono una categoria professionale non ancora riconosciuta, e non possono quindi contare su alcuna forma di assistenza o tutela sociale. In questo momento le loro fonti di reddito sono quasi interamente bloccate – mostre, bandi, residenze, vendita di opere – e la condizione di distanziamento sociale limita fortemente la ricerca di nuove opportunità.

Le immagini in movimento, più di ogni altro medium artistico, hanno dimostrato di avere la capacità di superare i limiti dello spazio espositivo sfruttando la mediazione delle tecnologie digitali a nostra disposizione. Ma gli artisti che lavorano con il linguaggio video sono quelli che maggiormente dipendono da sostegni pubblici, commissioni istituzionali e mecenatismo privato, potendo spesso contare su un mercato molto limitato delle loro opere.

La realizzazione di un’opera video inoltre è il risultato di un processo collettivo che coinvolge oltre all’artista altre figure professionali come ad esempio assistenti di studio, curatori, produttori, tecnici audio/video, operatori, scenografi etc. Sostenere gli artisti oggi vuol dire quindi tutelare un’intera filiera che ruota intorno alla loro visione, e poter offrire nuovi contenuti a musei e istituzioni no-profit, sostenendo progetti che si erano interrotti a causa della crisi.

La massima priorità in termini di risorse fino ad ora era stata data, giustamente, all’emergenza sanitaria. Adesso però senza un sostegno concreto c’è il rischio che l’intero sistema produttivo dell’arte collassi. In questo momento nessuno ce la può fare da solo, e non possiamo permetterci di rinunciare alla capacità degli artisti di raccontare il presente e immaginare il futuro.

 

Il fondo di produzione di 27.000 euro, raccolto attraverso una campagna di crowdfunding che si è conclusa il 15 giugno 2020, sarà assegnato attraverso un bando pubblico. Il bando è rivolto a giovani artisti italiani o residenti in Italia sotto i 35 anni che lavorano con il video come medium privilegiato nella loro pratica artistica.

Agli artisti sarà richiesto di inviare una proposta per la produzione di un’opera video originale. I fondi saranno assegnati a un massimo di 4 artisti selezionati da una giuria composta da:

Leonardo Bigazzi, curatore Lo schermo dell’arte e Artists’ Film Italia Recovery Fund
Lucrezia Calabrò Visconti, curatrice indipendente
Sarah Cosulich, direttore artistico La Quadriennale di Roma
Lorenzo Giusti, direttore GAMeC di Bergamo
Andrea Lissoni, direttore artistico Haus Der Kunst, Monaco di Baviera

Leonardo Bigazzi e Il team de Lo schermo dell’arte lavoreranno a stretto contatto con gli artisti vincitori offrendogli tutto il supporto produttivo necessario fino alla realizzazione dell’opera che dovrà essere conclusa entro luglio 2021.

Le opere vincitrici saranno presentate allo Schermo dell’arte Film Festival nel 2021 e in istituzioni e Festival nazionali e internazionali. Un’edizione d’artista di ciascuna opera prodotta sarà donata alla collezione permanente della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.

 

1. Requisiti per partecipare:

Sono ammessi alla selezione artisti visivi che:

  • Utilizzano le moving images come medium privilegiato della loro pratica artistica
  • Non hanno superato i 35 anni d’età (nati a partire dal 1985 incluso)
  • Sono cittadini italiani o residenti in Italia
  • Sono in possesso di un diploma accademico/universitario in arti visive (M.A. o equivalente) o hanno avuto almeno una mostra personale negli ultimi due anni

 

2. Documentazione richiesta:

La domanda di partecipazione e il modello per il budget di produzione (Allegato A) è scaricabile QUI.

Oltre alla domanda di partecipazione e al budget di produzione (Allegato A) sarà necessario inviare:

  • Curriculum Vitae
  • Portfolio in PDF con link attivi a opere complete
  • Una fotografia dell’artista con risoluzione di minimo 300 dpi (format: JPG or TIFF)

Allegati Facoltativi:

  1. Lettere di partner istituzionali, produttori e/o finanziatori coinvolti
  2. Moodboard, immagini e altri apparati visivi
  3. Link a estratti già girati dell’opera presentata

Il budget di produzione consiste in un piano dettagliato dei costi per la realizzazione dell’opera. Nel caso che il budget di produzione ecceda la cifra richiesta al Fondo dovranno essere indicati e documentati gli apporti economici di altri soggetti o coproduttori.

 

3. Scadenze e invio della domanda:

La domanda di partecipazione completa in tutte le sue parti e gli allegati deve essere inviata ad Alessandra Fredianelli all’indirizzo: a.fredianelli@schermodellarte.org

Le candidature dovranno essere inviate entro e non oltre Martedì 7 luglio 2020 alle ore 23:59. Le domande inoltrate oltre la data di chiusura del bando non saranno ammesse al processo di selezione.

I risultati del bando saranno notificati agli artisti partecipanti entro Venerdì 24 Luglio 2020.

 

4. Assegnazione del contributo:

Il fondo di produzione di 27.000 euro sarà così suddiviso:

Da 1 a 2 progetti finanziati con un premio di produzione di 10.000 euro

Da 1 a 3 progetti finanziati con un premio di produzione di 5.000 euro

Saranno quindi finanziati da un minimo di 3 fino a un massimo di 4 progetti per un totale di 25.000 euro.

I 2.000 euro rimanenti saranno suddivisi in parti uguali tra i vincitori come ulteriore sostegno diretto agli artisti (N.B.: questa parte non deve essere calcolata nel budget di produzione).

Il tema, la durata e il formato dell’opera proposta sono liberi. Ma saranno privilegiati quei progetti che sono stati interrotti a causa della crisi, sia per ragioni economiche che logistiche, o idee nate in questi mesi critici in grado di approfondire le questioni più urgenti del nostro tempo.

In particolare per l’assegnazione dei premi di produzione di 5.000 euro saranno privilegiate le co-produzioni e i progetti che erano già in fase di produzione prima della crisi.

La scelta della giuria sarà fatta sulla base dell’originalità della proposta e della coerenza tra contributo richiesto e caratteristiche tecniche e produttive dell’opera.

 

4. Erogazione dei fondi e spese ammissibili:

L’erogazione del Premio di produzione sarà oggetto di un successivo contratto di produzione tra le parti (Lo schermo dell’arte e il vincitore).

A fronte del contributo erogato dovranno essere presentati regolari documenti fiscali giustificativi fino a coprire l’ammontare della somma assegnata (inclusa la fee dell’artista).

L’80% del contributo sarà erogato subito dopo la firma del contratto, mentre il 20% rimanente una volta conclusa la fase di rendicontazione e la presentazione dei giustificativi di spesa.

Saranno ammesse tutte le spese direttamente legate alla produzione del progetto come ad esempio:

Compenso per l’artista, compensi per collaboratori e personale tecnico, viaggi, vitto e alloggio trasferte, affitto di locali o location per riprese, noleggio o acquisto di attrezzatura tecnica, post-produzione, traduzioni e sottotitoli, spese di spedizione, costi relativi al supporto finale, assicurazioni.

L’opera dovrà essere prodotta entro il 1 luglio 2021 e consegnata con sottotitoli in inglese.

 

5. Consenso:
La partecipazione alla selezione comporta l’accettazione integrale del presente regolamento e il consenso alla riproduzione grafica e fotografica dei progetti vincitori per qualsiasi pubblicazione (anche web) di carattere promozionale in riferimento alle attività dello Schermo dell’arte.

Leonardo Bigazzi (Fiesole, 1982) è curatore de Lo schermo dell’arte Film Festival a Firenze con cui collabora sin dalla prima edizione del 2008. Nel contesto del Festival è stato responsabile dei progetti speciali con gli artisti Hito Steyerl, Hassan Khan, Omer Fast, Hiroshi Sugimoto e Melik Ohanian. È inoltre co-direttore di Feature Expanded (2015- ) e curatore di VISIO European Programme on Artists’ Moving Images (2012- ), programmi internazionali a cui hanno partecipato oltre 150 artisti. Tra le mostre curate negli ultimi anni: VISIO Moving Images After Post-Internet (Palazzo Strozzi, Firenze), Invisible Cities (MAXXI, Roma), Petrit Halilaj Shkrëpetima (Fondazione Merz, Torino; Paul Klee Zentrum, Bern; Runik, Kosovo), European Identities. New Geographies in Artists’ Film and Video (Le Murate, Firenze), Directing the Real. Artists’ Films and Video in the 2010s (Palazzo Medici Riccardi, Firenze; Passerelle Centre d’art contemporain, Brest). Dal 2014 al 2016 è stato curatore del Museo Marino Marini di Firenze dove ha curato le mostre personali di Rayyane Tabet e Pablo Bronstein e vari altri progetti. Nel 2016 ha co-curato la prima edizione de La Nuite blanche de Monaco. Ha diretto la produzione ed è stato consulente curatoriale dell’artista Petrit Halilaj per 12 mostre, tra cui la sua partecipazione alla 57. Biennale di Venezia, dove ha vinto la menzione speciale della giuria, e la sua mostra personale al New Museum (New York). È membro della commissione di acquisizione del FRAC Bretagne (2020-2022) e ha fatto parte nel 2017 di quella del FRAC Champagne-Ardenne. Ha una Laurea Magistrale in Scienze per i Beni Culturali all’Università di Firenze e ha insegnato e tenuto conferenze in varie Università, Accademie e Istituzioni d’arte contemporanea.

Lucrezia Calabrò Visconti è una curatrice indipendente che vive e lavora in Italia. Dal 2017 è responsabile del Young Curators Residency Programme della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Progetti recenti includono: No Space, Just a Place (curatrice associata) con Myriam Ben Salah, Daelim Museum, Seoul (2020); Abstract Sex. We don’t have any clothes, only equipment con Guido Costa per Artissima, Torino (2019); Get Rid of Yourself (Ancora Ancora Ancora), Fondazione Baruchello, Roma (2019); Abracadabra, 6th International Biennale for Young Art, Mosca (2018); Umlaut. Il public programme per le arti contemporanee con Luigi Fassi e Stefano Collicelli Cagol (2018); Why Is Everybody Being So Nice?, De Appel e Stedelijk Museum, Amsterdam (2017); Good Luck, See You After the Revolution, Uva, Amsterdam (2017), Dear Betty: Run Fast, Bite Hard!, GAMeC, Bergamo (2016). Nel 2018 e 2019 è stata curatrice della sezione New Entries per le gallerie emergenti di Artissima, Torino. Nel 2018 ha fondato la piattaforma educativa e performativa La Scuola della Fine del Tempo con gli artisti Ambra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano. Si è formata presso De Appel Curatorial Programme, Amsterdam; CAMPO12, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; IUAV, Venezia; Artists Space, New York. I suoi scritti sono comparsi in diverse pubblicazioni, cataloghi museali e riviste specializzate. Ha editato pubblicazioni tra cui recentemente Shifting Views on Italian Art. The Curatorial Residency as a Research Model insieme a Irene Calderoni per Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e The New Work Times, pubblicazione della mostra The Artist is Present di Maurizio Cattelan allo TSUM Museum, Shanghai (2019). È giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2017.

 

Sarah Cosulich (Trieste, 1974) è direttore artistico della Quadriennale di Roma e curatore della 17° Quadriennale d’Arte che inaugurerà nell’ottobre 2020 a Palazzo delle Esposizioni.
È attualmente anche curatrice del progetto Mutina for Art e dello spazio MUT a Fiorano Modenese. Cosulich ha diretto dal 2012 al 2017 la fiera internazionale Artissima a Torino ed è stata consulente per lo sviluppo di Manifesta 12, Palermo.
Formatasi a Washington D.C, a Berlino e a Londra, ha lavorato nel 2003 come assistente curatrice di Francesco Bonami alla 50a Biennale di Venezia. Tra il 2004 e il 2008 è stata curatrice del Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin.
Ha realizzato progetti espositivi anche per gallerie e collezioni private, è autrice delle monografie di Electa su Jeff Koons (2006) e Gabriel Orozco (2008) e collabora inoltre con alcuni istituti universitari in Italia e all’estero.

 

Storico dell’arte, curatore e ricercatore nel campo delle pratiche artistiche contemporanee, Lorenzo Giusti è Direttore della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Dal 2012 al 2017 è stato Direttore del Museo MAN di Nuoro, dopo avere lavorato come curatore presso il Centro per l’arte contemporanea EX3 di Firenze. Si interessa da sempre alla relazione tra avanguardie storiche e linguaggi del contemporaneo, così come al rapporto tra pensiero ecologico e arti visive. Ha realizzato mostre dedicate a figure e movimenti di primo piano della storia dell’arte del XX secolo e curato progetti d’arte contemporanea collaborando con numerose istituzioni. Nel 2016 ha fatto parte del team curatoriale della Terza Biennale dell’Animazione di Shenzhen e nel 2018 di quello del festival “curated by” di Vienna. È Presidente ad interim di AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani.

Andrea Lissoni, PhD, e’ direttore artistico di Haus der Kunst, Monaco dal 2020. Dal 2014 è stato Senior Curator International Art (Film) presso Tate Modern, Londra e fra 2011 e 2015 e’ stato curatore di Pirelli HangarBicocca, Milano. Co-fondatore del network artistico indipendente Xing (2000) e co-direttore del festival Netmage (Bologna 2000-2013), nel 2012 ha co-fondato Vdrome, un cinema online per artisti e filmmaker. Fra le mostre curate presso Tate Modern la Turbine Hall Commission di Philippe Parreno e Joan Jonas. E’ stato co-curatore della Biennale de l’Image en Mouvement The Sound of Screens imploding, Centre d’Art Contemporain Genève, 2018.

Beatrice Favaretto (1992) nasce a Venezia. Nel 2013 si Laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, nel 2018 ottiene una laurea specialistica in Nuove Tecnologie per l’arte – Cinema e Video Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Pur utilizzando il video come primario strumento d’indagine, Beatrice sviluppa le sue ricerche attraversando diversi linguaggi al fine di esplorare concetti fondamentali per l’essere umano. Immagini d’archivio e differenti formati video vengono esasperati fino a diventare strumenti di riflessione su tematiche come amore, memoria, morte e sessualità.
Nel 2019/20 è stata borsista a Castro Projects a Roma, tra le mostre collettive recenti: Indistinti Confini, Cinema Giorgione, Venezia (2019); Premio Francesco Fabbri per l’arte contemporanea, Villa Brandolini Pieve di Soligo (2018); Diaspora, Chiesa di San Carlo (RE), Reggio Emilia (2018). Attualmente vive e lavora a Roma.

Caterina Erica Shanta (1986) è artista visiva che vive e lavora tra Pordenone e Venezia, Italia. Nel 2014 consegue la Laurea Magistrale in Arti Visive presso lo IUAV di Venezia con una tesi sulle interferenze tra cinema documentario e arte contemporanea. Lavora principalmente nel campo delle immagini in movimento, con particolare attenzione alle immagini provenienti da archivi e realizzate da altri, per esplorarne le modalità di produzione in relazione a particolari contesti, spesso traumatici o non raccontati. Attraverso i suo film indaga la ridefinizione linguistica propria del cinema documentario integrando spesso aspetti laboratoriali e sperimentali in collaborazione con comunità locali e scuole.
Ha preso parte a diversi programmi di residenza e formazione artistica come Atelier Fondazione Bevilacqua La Masa (Venice – IT), Careof Art Residency (Milan – IT), VISIO – European Programme on Artists’ Moving Images at Lo Schermo dell’arte Film Festival (Florence – IT), XI MAGIS Gorizia International Film Studies Spring School, Gorizia (GO), Q-Rated La Quadriennale presso Castello di Rivoli (TO).

 

Riccardo Giacconi (1985) ha studiato arti visive presso l’Università IUAV di Venezia e ha ottenuto un PhD presso l’Università di Leiden. Il suo lavoro è stato presentato in numerose esposizioni, presso Grazer Kunstverein (Graz), ar/ge kunst (Bolzano), MAC (Belfast), WUK Kunsthalle Exnergasse (Vienna), FRAC Champagne-Ardenne (Francia), tranzitdisplay (Praga), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino) e nella International Biennale for Young Art di Mosca. E’ stato artista in residenza presso Künstlerhaus Büchsenhausen (Innsbruck, Austria), Centre international d’art et du paysage (Vassivière, Francia), Lugar a Dudas (Cali, Colombia), La Box (Bourges, Francia) e MACRO – Museo d’arte contemporanea di Roma. Nel 2016 ha ricevuto il premio di produzione video ArteVisione, a cura di Sky Arte e Careof.
Ha presentato i suoi film in diversi festival, fra cui il New York Film Festival, l’International Film Festival Rotterdam, l’IDFA, la Mostra del Cinema di Venezia, Visions du Réel, il Torino Film Festival e il FID Marseille, dove ha vinto il Grand Prix della competizione internazionale nel 2015. Nel 2007 ha co-fondato il collettivo Blauer Hase con cui cura la pubblicazione periodica Paesaggio e il festival Helicotrema. Collabora con il programma Tre Soldi di RAI Radio3 e insegna video e radio a SciencesPo, Parigi-Reims.

 

Roberto Fassone (1986) vive e lavora tra Firenze e Pol Sesanne. La sua ricerca si concentra sulle strutture creative, sul rapporto tra gioco e performance, sulla differenza tra storia e aneddoto, sui gesti spontanei e su come spostare nel tempo il surrealismo. A oggi, venerdì 24 luglio 2020, il suo artista preferito è Shimabuku. Negli ultimi anni Fassone ha esposto e performato il suo lavoro presso istituzioni italiane e internazionali, tra le quali: Quadriennale di Roma; Japan Media Arts Festival, Tokyo; MAMbo, Bologna; Fanta-MLN, Milano; OGR, Torino; MOCAK, Krakow; Centrale Fies, Dro; Carroll / Fletcher, Londra; AOYS (online), Zkm, Karlsruhe; Mart, Rovereto; Castello di Rivoli, Torino; Civitella Ranieri Foundation. Nel 2019 ha co-curato con l’artista e performer Kasia Fudakowski Lo scherzo dell’arte, un film festival performativo all’interno del più conosciuto Lo schermo dell’arte. Sempre nel 2019 ha vinto il bando IMAGONIRMIA, fondando a Modena Ovest Il Museo del tempo perso; è inoltre co-fondatore dello spazio di ricerca Estuario. Dal 2012 ha sviluppato un’intensa attività di workshop dedicati all’implementazione del pensiero laterale e creativo in collaborazione con musei (Zkm, Karlsruhe; MA*GA, Gallarate), istituzioni artistiche (Hangar Bicocca, Milano; OGR, Torino) e scuole (MADE Program Accademia di Belle Arti Siracusa; ISD, Dusseldorf).

The Pornographer è un film che nasce all’interno della scena postporno berlinese e indaga la figura della regista Emy Fem, sexworker, attivista trans femminista, che da anni si dedica alla creazione di film, documentari e performance finalizzati alla naturalizzazione della sessualità e alla difesa dei diritti dei Sexworker. The Pornographer entra nei set della sua ultima creazione Oily Fingers prodotto postporno DIY (Doityourself porn), girato tra Dresda e Lipsia in cui l’artista ha collaborato come prima camera. L’intera opera si focalizza sulla seduzione di questa figura che si fa strumento di creazione instaurando rapporti complementari e di dialogo con i suoi attori al fine di mostrarne tutta la loro controversa bellezza.

Talking About Visibility riflette sul potenziale delle memorie in diaspora e sul processo di perdita, e successiva riappropriazione, dei propri punti di riferimento visuali e dell’immaginario ad essi connessi. Il film sarà il risultato del laboratorio di cinema collettivo che l’artista realizzerà a settembre 2020 con un gruppo operativo estremamente eterogeo – richiedenti asilo, in attesa di permesso di soggiorno, rifugiati, migranti – residenti nella città di Torino. Un atto di immaginazione collettivo, una sperimentazione cinematografica di sovvertimento dello spazio pubblico, attraverso una riconfigurazione delle storie in esso inscritte. Il laboratorio sarà realizzato grazie al premio di residenza “Torino Social Impact Art Award”, promosso da Torino Social Impact, ideato e curato da Artissima, in collaborazione con Combo e con il supporto della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Il film Diteggiatura racconta la realtà della Compagnia Carlo Colla & Figli, la più grande e antica compagnia marionettistica d’Europa, indagando le possibili relazioni tra l’arte dell’animazione di oggetti tramite fili e gli sviluppi della ricerca contemporanea sulla robotica e sull’intelligenza artificiale. Il film è realizzato in collaborazione con Andrea Morbio e la Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli e prodotto da Slingshot Films.

Vulcano forgia lo scudo di Achille (working title) è un’installazione video a due canali della durata di ventuno minuti, suddivisa in sedici brevi capitoli. I ventuno minuti sono equivalenti alla durata di Un Chien Andalou, cortometraggio surrealista diretto da Luis Bunuel nel 1929; i 16 capitoli sono invece legati alla struttura di High Priests, testo cardine della cultura psichedelica, scritto da Timothy Leary nel 1968 e suddiviso in 16 trip. L’opera condensa citazioni cinematografiche e letterarie che ne esemplificano la natura allucinogena e surreale. Il materiale utilizzato è di diversa natura: estratti da pellicole cinematografiche, animazioni, video scaricati da youtube, video stock, testo e archivi personali. Una lista di idee che può essere continuamente aggiornata, la metafora di una mente alla ricerca di un significato o di un canale espressivo.