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Le ceneri di Pasolini

di Alfredo Jaar
2009, 38′
Presentato allo Schermo dell’Arte 2009 – Alla presenza dell’autore
SCRITTO E DIRETTO DA: Alfredo Jaar
FOTOGRAFIA: Alfredo Jaar
MONTAGGIO: Alfredo Jaar, Mauricio Arango
SUONO: Mauricio Arango
SOUND RECORDING: Nicolas Jaar
TRADUZIONE: Luigi Fassi
PRODUZIONE: Angola 72 Films
ASSISTENTE DI PRODUZIONE: Francesca Bertolotti
Le ceneri di Pasolini è stato realizzato per The Fear Society – Pabellón de la Urgencia, mostra prodotta dalla Regione Autonoma della Murcia quale evento collaterale della Biennale DI Venezia 2009. È un‘opera video imperniata sul tema della consapevolezza che l’arte non possa sfuggire al coinvolgimento con la politica e l’etica, tema da sempre al centro degli interessi di Jaar che, vissuto durante la dittatura militare di Pinochet, ha prodotto lavori esplicitamente critici verso il regime, in molti casi legati a situazioni di oppressione politica e di emarginazione sociale. La vita di Pasolini e la sua tragica fine vengono raccontati dall’artista cileno attraverso un film documentario nel quale si avvicendano brani girati da Jaar, sequenze tratte dai film di Pasolini, materiali d’archivio e interviste. La denuncia di Pasolini della stereotipata omologazione della società dei consumi appare straordinariamente profetica dell’attuale realtà sociale e politica del nostro paese. E il film dell’artista cileno diventa in tal modo una lucida e spietata lettura dell’Italia consumata dal potere della società dello spettacolo. “Arte + Politica = Arte” ha scritto Jaar restituendo nell’icasticità della formula il portato di un’esperienza poetica e civile radicale, non ortodossa, come quella dello scrittore. E a disegnare l’ideale continuità di certe voci extra-ordinarie che la Storia ci ha offerto, l’omaggio di Jaar a Pasolini è l’attualizzazione di un precedente omaggio poetico, Le ceneri di Gramsci, che lo scrittore friulano aveva nel 1954 dedicato all’intellettuale italiano scomparso nel 1937 dopo dieci anni di carcere fascista, figura alla quale lo stesso Jaar si è ispirato in un complesso lavoro del 2004-2005, The Gramsci Trilogy. Così Le ceneri di Pasolini sono per Jaar una dichiarazione di appartenenza ad un ambito del pensiero critico e di sinistra. In una delle prime sequenze di questo film, Pasolini appare in una fotografia assorto davanti alla tomba del maestro al Cimitero degli Inglesi di Roma, la stessa filmata da Jaar mentre la voce fuori campo dello scrittore recita un meraviglioso passo tratto dai suoi poemetti gramsciani. “History Repeating”, la storia si ripete, canta Shirley Bassey nella canzone dei Propellerheads che accompagna una delle sequenze più intense di questo lavoro: le immagini sfavillanti e stranianti dell’autoscontro ‘Casarsa della Delizia’, girone infernale allegorico della società dei consumi denunciata da Pasolini, amaro contrappunto alla sua solitaria tomba che, al cimitero di quella stessa Casarsa, in una giornata di autunno la mano dell’autore libera, con un gesto di pietas, dalle foglie cadute scoprendone il nome. Infine, quale spietato contrappasso, sarà proprio la televisione a dare la notizia della morte dello scrittore avvenuta la notte fra il 1° e il 2 novembre 1975. Il commento dello speaker, le parole di testimoni raccolte da un giornalista inviato sul posto e le parole di Pasolini di cui una voce fuori campo legge un passo tratto da uno dei suoi articoli più forti apparsi su “Il Corriere della Sera” – la proposta di un processo che come una nuova Norimberga giudichi i reati di arroganza e corruzione della classe politica dominante – ci mostrano il suo corpo straziato abbandonato sullo spiazzo polveroso dell’Idroscalo di Ostia. È la stessa periferia suburbana che appare nella sequenza finale di Mamma Roma che Jaar sceglie a chiusura del film, sulla quale si staglia in lontananza il profilo della città eterna e delle sue cupole. “Abbiamo perso un poeta” piangeva Alberto Moravia al funerale di Pasolini “e di poeti ne nascono tre o quattro soltanto ogni secolo”.
Alfredo Jaar Architetto di formazione, artista e filmmaker, risiede a New York. Tra le sue personali recenti si ricordano quelle del MACRO di Roma (2006), della Fundaciòn Telefonica di Santiago (2006), del Museo Cantonale di Belle Arti di Losanna (2007), della Bicocca/Spazio Oberdan di Milano (2008). Nel 2009 ha partecipato a Against Exclusion, Biennale di Mosca; When the Lightness of Poetry, Sculpture International Rotterdam; Prospects: An Exploration of Mining, San Valley Center for the Arts, Ketchum, Idaho.