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Marina Abramović: The Artist is Present

di Matthew Akers
USA 2012, 106′
Anteprima italiana
FOTOGRAFIA: Matthew Akers
MONTAGGIO: E. Donna Shepherd
MUSICA: Nathan Halpern
PRODUTTORI: Jeff Dupre, Maro Chermayeff
PRODUTTORE ESECUTIVO: HBO Sheila Nevins
PRODUZIONE: Show of Force
“Marina Abramović: The Artist is Present” ci trasporta nel vivo dell’ultima recente impresa di Marina Abramović, maestra internazionale della performance, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1997, che ha fatto del tempo il fulcro della sua arte. Al centro di un quadrato di luce allestito nell’atrio del MoMA di New York in occasione della sua prima ampia retrospettiva museale, sette ore al giorno, sei giorni alla settimana per tre mesi, l’artista ha accolto in silenzio con la sua presenza chiunque tra i visitatori desiderasse sedersi davanti a lei all’altro capo di un tavolo, uno alla volta ciascuno per un tempo diverso, mentre contemporaneamente nelle sale espositive oltre trenta giovani performer rieseguivano alcune tra le sue azioni storiche. Se le riprese sul volto dell’artista immettono direttamente al centro della situazione performativa, dove in un gioco di rispecchiamenti lo sguardo della telecamera si sostituisce in modo virtuale a quello dei visitatori, quelle girate nel corso della lunga preparazione della mostra e del workshop con gli artisti a cui ha affidato le sue opere del passato, restituiscono alcuni degli aspetti fondamentali del suo lavoro e della sua stessa vita: l’importanza della preparazione metodica e dell’esercizio rigoroso alla concentrazione, all’ascolto, al silenzio, per predisporsi fisicamente e mentalmente alla creazione e all’esperienza dell’emozione. Fortemente impegnata con la sua personale ricerca in una attività volta al riconoscimento e alla tutela di quest’arte, in un’ottica storica con lavori come Seven Easy Pieces (2005), e guardando al futuro col progetto di un Centro dedicato alla Performance Art, a sessantatre anni e all’apice della sua carriera, “Lady Performance” affronta il presente con consapevolezza, profondità, ironia, lasciando riaffiorare immagini, oggetti e presenze come quella di Ulay (Frank Uwe Laysiepen), che per dodici anni ha condiviso con lei simbioticamente imprese artistiche e vita quotidiana. L’incontro dei loro sguardi, il loro ritrovarsi l’uno di fronte all’altra, alla giusta distanza dopo la lunga separazione, costituisce uno dei momenti più toccanti del film, che è stato premiato al 62o Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2012 con il “Panorama Audience Award”.